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Ieri 25 settembre Guido Barilla, Presidente della famosa azienda italiana, è intervenuto su radio24 nella trasmissione La Zanzara. Il motivo principale dell’intervento è stata la recente affermazione del Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini in merito alle pubblicità Barilla nelle quali, tendenzialmente, il ruolo della donna viene disegnato come “servile” nei confronti del marito e della famiglia. Ma attualmente è uno dei principali problemi del nostro Paese? Sicuri sicuri? Un paese in cui tra l’altro, proprio da pochi giorni, in una delle trasmissioni più seguite di Canale 5 (rete che da decenni influenza con un certa rilevanza l’immaginario collettivo italiano) è stato sdoganato il ruolo del valletto proponendo la figura dell’uomo con la stessa superficialità con cui è stata proposta per decenni quella femminile.

BARILLA TORNA A PRODURRE SUGHI PER LA PASTA DOPO 40 ANNI

Tornando a Barilla, nel corso della trasmissione la discussione si sposta sulla possibilità che il marchio proponga in futuro in una delle proprie pubblicità una famiglia omosessuale. Questo è la risposta virgolettata che rimbalza da qualche ora in rete; qualcuno si sarà posto il problema: sarà vero questo virgolettato? Non credo. E soprattutto dal momento che un virgolettato è per sua definizione giornalistica l’insieme delle esatte parole di una dichiarazione,  chi lo ha trascritto? Topo Gigio?

«Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri»
Guido Barilla a La zanzara, su Radio24, 25 settembre 2013.

Ovviamente, in un paese che ancora non ha saputo garantire a uguali persone uguali diritti una presunta affermazione di questo genere si diffonde a macchia d’olio e rimbalza online passando per blog seguiti, testate di informazione e quant’altro.

Se qualcuno fosse per caso, lontanamente, a tempo perso, così per dire eh, curioso di ascoltare in prima persona le parole di Guido Barilla qui trova il podcast della trasmissione radio, il punto incriminato è all’incirca al minuto 13:00 del file audio.

Le parole del Signor Barilla non sono quelle riportate in Rete, sono meno granitiche, meno provocatorie e “mussoliniane” certo non si può dire che siano parole felici. Ma non perché ghettizzano in maniera arrogante chissà quale minoranza, semplicemente perché un comunicatore di quel livello (più volte nella trasmissione Barilla sottolinea questa peculiarità del suo ruolo e del suo lavoro) non può permettersi di essere fraintendibile. E se è davvero quello che pensa non si puoi permettere di dirlo a milioni di ascoltatori dato il ruolo di cui è investito e il brand internazionale che rappresenta.
Ad una domanda secca dell’intervistatore non gli è concesso di farfugliare un’opinione fortemente tradizionale argomentata con il niente se non con: Noi abbiamo una cultura vagamente differente (risatina). Per Noi il concetto di famiglia sacrale rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. [...] La nostra è una famiglia tradizionale. [...] Se a loro (riferendosi ai consumatori omosessuali ah fatto cenno l’intervistatore interrompendo brevemente il suo ospite) piace la nostra comunicazione e la nostra pasta la mangiano altrimenti ne mangeranno un’altra. Non si può piacere a tutti. Riassumendo: siamo affezionati alla famiglia tradizionale e a quella ci rivolgiamo.

chickenlove

Se persino Guido Barilla non è in grado di percepire le sfumature di un termine piuttosto che un altro, di un’intonazione di voce più di un’altra ma allora di cosa stiamo a parlare? Io non arriverò probabilmente mai neanche a un decimo del percorso che ha fatto Guido Barilla nella sua vita ma sono consapevole che se dico che una minoranza sociale è libera di fare ciò che vuole purché non infastidisca gli altri devo essere pronto a spiegare meglio questa affermazione senza indugi… dando per assodato che se fossi un bravo comunicatore non avrei dovuto fare un’affermazione che fosse necessario spiegare meglio subito dopo poiché dubbia e poco comprensibile.

E ancora “gli omosessuali io li rispetto” … che sarebbe come svegliarsi la mattina e dire “rispetto le persone con i capelli mori!” presa di coscienza che per carità fa piacere a tutti ma che fa trapelare un senso di concessione che data per propria cortesia ad una nicchia ma allora non è rispetto è tolleranza. Tolleri un’eccezione. E come fa un uomo che vive di comunicazione, ma forse sarebbe meglio dire di marketing, a non percepire questo sottotesto nelle sue parole?

Le affermazioni di Barilla sono affermazioni che in quanto a “razzismo” lasciano il tempo che trovano -se ne sono sentite di peggio- se pur tuttavia obiettivamente fuori luogo in quel contesto; sono più che altro affermazioni di un ottimo manager del nostro Paese (altrimenti non sarebbe dove è), che forse sì saprebbe vendere anche il ghiaccio agli eschimesi ma che di sicuro non sa comunicare nel modo giusto in una semplice intervista alla radio.

Mattia Marasco

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Consulente di comunicazione appassionato di educazione ai nuovi media e di non profit. Mi occupo di contenuti digitali, di formazione e dell'ideazione di strategie web per aziende, professionisti ed enti. Nel tempo libero bevo caffè, apro blog e scatto foto.
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2 Responses to Se persino Guido Barilla non sa comunicare

  1. Elettrix scrive:

    Analisi interessante e sicuramente non superficiale. Direi che mi è piaciuta.
    Unica cosa, però, che vorrei precisare è che il signor Guido Barilla, non si chiama Matteo Rossi. Si chiama Guido Barilla. Forse non è tutto merito la carica che ricopre, sebbene la famiglia a cui appartiene non gli avrà fatto di certo mancare una formazione di alto livello. Appurato che non è un bravo comunicatore, non sappiamo se sia bravo in altro. La Barilla si può permettere sicuramente uno staff interno o esterno molto preparato, che sopperisca alle mancanze di qualsiasi elemento della famiglia.
    Mi viene da sorridere al solo pensare all’ufficio stampa di casa Barilla e a quello che ha subito e che ancora dovrà subire. Basta andare sulla pagina di Facebook per vederlo. Già erano attaccati per la qualità degli ingredienti utilizzati, ora hanno avuto il colpo finale.

    • Mattia Marasco scrive:

      Certo infatti è quello che ho scritto anche io nell’ultimo paragrafo! Non sarebbe dov’è se non fosse un ottimo manager.

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